Biologici, biodinamici, kosher e naturali.

Qualche mese fa, spinto da chi ignaro si trova ad acquistare vino, ho organizzato con amici questa degustazione.

Proposti un vino per tipologia ed un fuori programma cioè un vino che con queste certifiche non ha nulla a che vedere.

Eravamo una decina e quindi con buona tecnica di servizio acquisita sul campo con una bottiglia per tipologia ho accontentato tutti anche l’oste che ci ha messo a disposizione il locale.

Riporto a seguire l’esperienza che conferma ciò che pensavo senza riportare i nomi delle Aziende (tutti amici che hanno messo a disposizione i loro vini) tutti buoni la cui spesa vale la pena affrontare.

Partiamo col biologico con tanto di marchio identificativo della specie ed avendone assaggiati parecchi alla fine la mia deduzione e quella di altri, anche conoscendo l’azienda e chi gli produce il vino, un simbolo secondo me restrittivo e bandiera di un qualcosa, la quale azienda, per sua serietà va oltre ma se giustamente il mercato quello richiede benvenga la certifica.

Il biodinamico come il biologico assaggiato buonissimo e giustamente inserito nella certifica, ma altri come me riportavano l’esperienze di biodinamici assaggiati che non solo avevano la classica “puzzetta”, cosa che il vino in degustazione non aveva, erano anche imbevibili, ma il biodinamico in questione vino di spessore e piacevolezza.

Passiamo al Kosher, non tutti sapevano che il disciplinare prevede un vino fatto da personale qualificato con un particolare “status” ma che lo stesso non prevede particolari discipline in vigna e in imbottigliamento a parte lo “status” di chi lo esegue. Anche questo buon vino ma la lavorazione e certifica non crea differenze ai sensi.

Poi il naturale non disciplinare riconosciuto a tutti gli effetti legislativi a livello internazionale ma qualifica ottenuta dall’Azienda di produzione, da parte di un organo che rilascia certifica, secondo me ad oggi contesto nel quale si trovano i vini migliori rapporto salubrità / emozionalità, il vino in questione non smentisce tale rapporto, ottima fattura.

Per chiudere un vino che non aveva tutti i titoli elencati ma che da un insieme di università, tra le quali una campana, secondo test di laboratorio era risultato essere il “meno inquinato” da fattori esterni e quindi il più salubre, e se mettiamo che è anche buono? Non rilevato solo da me ma da buona parte dei presenti.

Con ciò cosa si vuole portare in risalto?

Che a volte la legge, di sicura ed ovvia impostazione a parametri mi verrebbe da dire (digitale) non può sicuramente impostare correttamente ciò che l’essere umano (analogico) può riuscire a percepire e a ritenere emozionante per i propri sensi.

Per chiudere tutto ciò, lanciata come provocazione, vuol significare che in ogni ambito legislativo come da detti arcani “fatt’ ‘a legge trovati gli inganni” non garantiscono la salubrità dei prodotti, certo si restringe il cerchio ma non si garantisce che quel prodotto sia salubre ed emozionale.

Salvatore

3/8/2018

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